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La prima notizia storica sul “gatto Norvegese delle Foreste è datata 1599, quando un sacerdote naturalista danese di nome Peter Clauson Friis che visse a lungo in Norvegia, lo descrisse e lo classificò per la prima volta. Divise le linci in tre classi: la lince-lupo, la lince-volpe e la lince-gatto.

Quello che Peter Clausson Friis chiamava lince-gatto era proprio il Norvegese! E' decisamente possibile, dato che anche al giorno d'oggi si riscontrano molte similitudini tra la lince e lo Skogkatt. Le più evidenti somiglianze che entrambi i felini manifestano, sono indubbiamente la grossa stazza, le zampe posteriori più alte, i ciuffi di pelo sulle orecchie e nelle zampe un’abbondante pelo che permette loro di non sprofondare nella neve. Inoltre, entrambi amano l'acqua e sono molte abili nel prendere pesci nei laghi e nei ruscelli.

Poi silenzio sino al 1835. Soloquando venne pubblicata l'opera "Favole popolari norvegesi" scritto da Asbjornsen e Moe, il gatto delle foreste entra a far parte del patrimonio letterario e culturale norvegese. Nell’opera “Favole popolari norvegesi” lo si trova numerose volte, dove viene chiamato "Huldrekat" ("huldre" = ninfa del bosco). Nel glossario un "huldrekat" viene descritto come un gatto dei boschi con una coda spessa e folta. Nel 1912 l'autore norvegese Gabriel Scott scrisse un popolarissimo libro per bambini intitolato "Sølvfaks" (= "Silver-fax"); il protagonista della storia e' un gatto dei boschi chiamato appunto Sølvfaks.

Nel 1943, fu pubblicato in Norvegia un libro sull'allevamento del Gatto Norvegese delle Foreste, ad opera di Reidar e Lund.

Lo Skogkatt ha sviluppato caratteristiche uniche nel mondo felino. Con il tempo, l'allevamento selettivo ha solo esaltato le caratteristiche morfologiche naturali del gatto e ha voluto ridare alla razza un'originale identità.

La selezione indotta, allungando il corpo, la coda e il muso, lo ha anche ben differenziato dalle altre razze come il maine-coon e l'angora turco con le quali veniva spesso confuso.

Verso gli anni 30 alcuni allevatori Scandinavi s’interessarono attivamente a questo felino autoctono. Iniziarono così un allevamento con l’obiettivo di salvaguardare l’originalità della specie, selezionando i soggetti per la loro morfologia e la folta pelliccia, cercando di preservarlo da accoppiamenti con gatti a pelo corto.

Come molte altre razze anche il Norvegese conobbe un momento di declino durante la Seconda Guerra mondiale perché la chiusura delle frontiere, e la scelta di sottoporre a quarantena gli animali in entrata e in uscita dalla Scandinavia, impedirono la divulgazione e lo scambio di notizie su questi gatti. L'isolamento, ovviamente, determinò un progressivo impoverimento del patrimonio genetico della razza, per poi ripartire di nuovo negli anni cinquanta.

Come non rimanere affascinati davanti ad un Norvegese, dalla bellezza semplice, altera e nello stesso tempo irresistibile? dal suo sguardo dolce e selvaggio?

Il Norvegese emana un’impressione di forza e tranquillità.

Il suo mantello spesso e brillante, dal pelo di copertura caratteristico, oleato, totalmente idrorepellente.

Nei mesi invernali il suo manto è al massimo del suo splendore, formando una collaretta attorno al collo, mentre vaporosi “pantaloncini” scendono sulle cosce.

La punta delle orecchie dovrebbe avere dei ciuffetti di pelo all’estremità, come nella lince, donandogli quell’aspetto da felino selvatico.

La coda deve essere lunga e ben ricoperta di pelo,  che il nostro amico raddrizza con fierezza.

La testa deve avere, nel gatto ideale, un profilo dritto che si unisce in un triangolo in perfetta armonia con le grandi orecchie puntate in avanti.

Gli occhi devono essere leggermente a mandorla e posti in obliquo rispetto la canna nasale.

Il mento deve essere forte e ben disegnato.

I maschi, che arrivano a pesare interno ai sette chili, sono molto più imponenti delle femmine il cui peso si aggira intorno ai quattro/cinque chili.

Il Norvegese deve essere grande e possedere un’ossatura robusta e forte.

Le zampe posteriori sono  più alte rispetto a quelle anteriori.

I piedi hanno una leggera “palmatura”, cioè ciuffi di pelo fra le dita, che gli consentono di correre e camminare sulla neve senza sprofondare.

E’ uno dei pochissimi gatti che scende da un albero girando a spirale lungo il tronco.

Allevare il Norvegese non è poi così difficile come può sembrare. Le femmine hanno calori più o meno rumorosi, a secondo dei soggetti, ed inoltre sono madri veramente molto attente. Le cucciolate in genere sono formate da 3-4 cuccioli che la madre accudisce con pazienza e amore.

I cuccioli apprendono molto facilmente a tenersi puliti da soli e, sin dalla più tenera età, imparano ad utilizzare la cassetta.

La crescita è veloce nel primo anno di vita, poi continua ad irrobustirsi fino a raggiungere la completa maturità all’età di quattro anni.

Nonostante il suo aspetto da gatto selvaggio, il Norvegese delle Foreste è un “Grande Buono”; non è solo un bel gattone, ma è anche dolce e coccolone, è molto socievole e accetta gli altri gatti, i cani e i bambini senza problemi.

La sua intelligenza è acuta, capisce tutto ed è facile insegnargli tante cose.

Si attacca particolarmente al suo padrone e lo si può considerare tranquillamente un gatto casalingo. Questo magnifico gatto si adatta bene alla vita in appartamento, basta lasciargli a disposizione dei giochi, un tiragraffi e lui ne sarà felice. Ama molto andare sopra i mobili ed osservare tutto quello che succede, a lui non sfugge proprio nulla. Nonostante sia discreto, il Norvegese ha il dono di essere sempre presente nella vita familiare. Partecipa attivamente, esprimendo i suo stati d’animo con la mimica e parlando nel vero senso della parola.

Ma non crediate che manchi di carattere. E’ gatto dalla punta delle orecchie fino alla punta della coda.

E’ soprattutto per il suo carattere e non solo per la sua bellezza, che chi ne possiede uno non può fare a meno di lui.

Non è poi così difficile come sembra, vivere con questo possente micione. Lui si adatta benissimo a vivere in appartamento con noi, a patto che lo si rispetti.Quando mi avvicinai al mio primo norvegese, non pensavo certo di diventare un allevatrice.Come è successo a moltissime persone, il mio primo micione lo vidi su internet e mi affascinò tantissimo il suo aspetto selvaggio e così pensai di prenderne uno. Lo presi un giorno di ottobre in Germania dove mi ero recata con mio papà. Era una piccola palla di pelo rosso così dolce e carino che io e mio papà restammo a bocca aperta. Ero convinta che sarebbe stato l’unico norvegese della nostra vita.
Con il suo carattere affettuoso, gioviale e fiducioso mi conquistò a tal punto che abbiamo instaurato una tale sintonia. Inoltre, ogni volta che resta solo mi cerca emettendo dei miagoli di richiamo fino a che non scopre dove sono.

Così decidemmo di prendere la nostra prima femmina e poi arrivarono altri norvegesi e anche con loro ho instaurato un rapporto speciale; ognuno di loro però, ha il suo carattere e il suo modo di comportarsi. C’è chi adora venire sulle gambe e farsi coccolare, c’è chi si fa prendere in braccio, c’è chi è un po’ più timida e si fa coccolare solo quando vuole, c’è chi ruba i pezzetti di carta e poi si mette a giocare, c’è chi ……….., tutti hanno un carattere davvero unico e speciale.

Ti sanno prendere il cuore e non riesci più a stare senza di loro eppoi se qualche volta combinano qualche marachella, va bhé! pazienza, ci sanno donare molto di più.

Diffidate di chi vi vuol vendere un gatto di razza senza pedigree!
Se chi vi cede il gatto non vi vuole rilasciare il pedigree, è perché, probabilmente, quel gatto il pedigree non ce l'ha affatto, oppure ce l'ha, ma il suo allevatore ha qualcosa da nascondere *problemi genetici o altro* e non vuole rilasciarvelo.

Un pedigree costa a seconda dell'Associazione di appartenenza e viene rilasciato in tempi e con norme ben precise.
Il prezzo di un gatto è dovuto a tutta una serie di fattori più articolati.
TUTTE le associazioni feline obbligano i propri associati a cedere i propri gatti, giovani o adulti, col pedigree.
Il pedigree è l'unico documento che comprova la purezza di un esemplare.
Per chi vuole tutelare le proprie linee di sangue o non vuol far riprodurre gatti non conformi allo standard esistono i pedigree "Not for breeding", che confermano la genealogia di un gatto, ma impediscono che questo possa essere usato in riproduzione.
I gatti con pedigree, inoltre, devono sottostare a tutta una serie di norme riguardanti le vaccinazioni e l'età di allontanamento dalla madre, il numero di volte che una madre può riprodursi.
Gli allevatori riconosciuti sono soggetti a controlli da parte delle Federazioni di appartenenza, per garantire un livello minimo di pulizia e di sanità tra i propri esemplari.Spesso e volentieri gatti senza pedigree, venduti in negozio o da persone senza scrupoli, costano comunque più di gatti acquistati con regolare pedigree.
Un gatto senza pedigree potrà piacervi, ma non vi garantisce sotto nessun punto di vista, da quello sanitario a quello economico.